Taranto

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Taranto, capoluogo di provincia, è un comune italiano di 198 585 abitanti. Antica colonia magnogreca, è il secondo comune della regione e il sedicesimo della nazione per popolazione. Conosciuta come “Città dei due mari” per la sua posizione geografica a cavallo del Mar Grande e del Mar Piccolo, come “Terra dei delfini” per lo storico insediamento di un gruppo di cetacei oltre le Isole Cheradi, nonché come Città spartana essendo stata fondata dai Parteni come unica colonia spartana al di fuori del territorio della Grecia, costituisce geograficamente l’imboccatura della penisola salentina. La città è sede di grandi impianti militari ed industriali, con l’Arsenale marittimo della Marina Militare ed con l’ILVA, uno dei più grandi complessi industriali d’Europa per la produzione dell’acciaio. A questi, si affiancano strutture di grande valenza culturale: il MARTA, Museo archeologico nazionale – tra i musei più importanti d’Italia – e il Castello Aragonese. Entrambi meta di grande affluenza turistica.

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UN PO’ DI STORIA

Taranto fu fondata da coloni spartani. La cronologia tradizionale, assegna la data della fondazione di Taranto al 706 a.C. Le fonti tramandate dallo storico Eusebio di Cesarea parlano del trasferimento in questa zona dello spartano Falanto, figlio del nobile Arato e discendente di Eracle di VIII generazione, e di altri compatrioti detti Parteni, per necessità di espansione o per questioni commerciali. Questi, approdando sul promontorio di Saturo e fissando i primi insediamenti portarono una nuova linfa di civiltà e di tradizioni. La struttura sociale della colonia sviluppò nel tempo una vera e propria cultura aristocratica, la cui ricchezza proveniva, probabilmente, dallo sfruttamento delle risorse del fertile territorio circostante. Durante il periodo della colonizzazione greca sulle coste dell’Italia meridionale, la città fu tra le più importanti della Magna Grecia, come potenza economica militare e culturale, dando i natali a filosofi, strateghi, scrittori e atleti e diventando anche sede della scuola pitagorica tarantina, la seconda più importante dopo quella di Metaponto. A partire dal 367 a.C., fu la città più potente tra quelle che costituirono la lega italiota. Nel 281 a.C. entrò in conflitto con Roma insieme al suo alleato Pirro, Re dell’Epiro, ma capitolò definitivamente nel 272 a.C. Durante la seconda guerra punica, Taranto aprì le porte ad Annibale nel 212 a.C., ma fu punita tre anni dopo con la strage dei suoi cittadini e col saccheggio quando Fabio Massimo la riconquistò. Nel 125 a.C. vi fu dedotta una colonia romana (colonia neptunia), mentre nel 90 a.C. fu eretta a Municipium con la Lex municipii Tarentini. Nel periodo neroniano Taranto viene scelta come meta di stanziamento di una grande quantità di veterani di guerra che militarono in diverse legioni, tra cui la V Macedonica, la XII Fulminata e la III Scythica.

Con la caduta dell’Impero Romano, Taranto fu terra travagliata, passando da un conquistatore all’altro: Totila nel 549, Narsete nel 552, i Longobardi, poi l’Imperatore Costantino II nel 663, per poi passare in mano a Romualdo Duca longobardo di Benevento e tornare ai Bizantini nell’803. Conquistata dai Saraceni nell’846, nell’868 e nel 927, fino all’Imperatore Niceforo Foca che la fece ricostruire nel 967. Nel medioevo, il Principato di Taranto (1088-1465) fu un principato normanno, di cui Taranto divenne la capitale.  Il primo reggente fu il figlio di Roberto il Guiscardo, Boemondo I d’Antiochia. Il Principato di Taranto, durante i suoi 377 anni di storia, fu talora un potente dominio feudale dipendente del Regno di Sicilia (e più tardi del Regno di Napoli), altre volte si ridusse a mero titolo, spesso concesso all’erede al trono o al marito d’una regina regnante. Divenne poi importante porto militare sotto gli Spagnoli, fino a decadere nel XVII secolo sotto i Borbone. Taranto venne unita al Regno d’Italia nel 1860. Il 21 agosto del 1889 venne inaugurato alla presenza di Umberto I di Savoia l’Arsenale Militare Marittimo, che ne aumentò la sua importanza sia dal punto di vista economico che militare, oltre che demografico. Durante la prima guerra mondiale, Taranto fu scelta come base dalle flotte navali italiana, francese ed inglese. Durante la seconda guerra mondiale, la città subì un bombardamento storicamente ricordato come la “notte di Taranto”, a seguito del quale si contarono 85 vittime tra civili e militari. Tra la notte dell’11 e del 12 novembre 1940, per via della sua importanza strategica e militare, la città subì un devastante attacco da parte della Royal Navy britannica. Nell’attacco la flotta italiana subì gravi danni. 

Nel dopoguerra, la svolta del volto della città, nel 1965, anno in cui fu inaugurato dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat il IV Centro Siderurgico Italsider, il più grande centro per la produzione dell’acciaio in Europa, la cui prima produzione furono i tubi che oggi portano il gas dalla Siberia all’Italia. Grazie a questa nuova realtà industriale, e disponendo di un grande porto mercantile, la città conobbe un altro e più marcato slancio dell’economia locale, con conseguente aumento della popolazione e del reddito pro-capite, e diventando negli anni a seguire zona di insediamento di cementifici, raffinerie ed industrie metalmeccaniche.

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Taranto presenta sul suo territorio architetture che testimoniano la sua importanza storica e culturale: dagli antichi luoghi di culto, tra i quali i resti del Tempio Dorico, i resti archeologici delle necropoli greco-romane e delle tombe a camera, la Cripta del Redentore, ai palazzi appartenuti alle famiglie nobili ed alle personalità illustri della città, tra i quali Palazzo Pantaleo e Palazzo d’Alyala Valva. La città offre uno dei panorami architettonici più ricchi e vari dell’intera penisola: si va dal romanico della Chiesa di San Domenico Maggiore ai palazzi in stile rinascimentale del Borgo umbertino, dal gotico della Chiesa di San Francesco di Paola al barocco delle chiese e dei palazzi signorili della città vecchia, dalle rimanenze di strutture medievali (come la Torre del Gallo nell’agglomerato del centro storico) alle forme decisamente più eleganti di palazzi e installazioni in stile liberty e neoclassico. Numerose anche le cripte, i monasteri, i santuari e le edicole votive.
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ARCHITETTURE RELIGIOSE

Cattedrale di San Cataldo

La Cattedrale di San Cataldo (o Duomo) è la più antica cattedrale pugliese, e si trova nel cuore del centro storico di Taranto, comunemente noto come Città Vecchia. Dedicata a San Cataldo, vescovo irlandese morto a Taranto nel VI-VII, del quale ospita il sepolcro, fu costruita nella seconda metà del X secolo – durante i lavori di ricostruzione della città voluti dall’imperatore bizantino Niceforo II Foca – sui resti di un edificio religioso medievale risalente almeno all’VIII secolo. Nell’XI secolo l’impianto bizantino venne rimaneggiato e si costruì l’attuale cattedrale a pianta basilicale. Nel 1713 fu aggiunta la facciata barocca. Nel XII secolo fu innalzato il campanile normanno, distrutto in seguito dal terremoto del 1456 e ricostruito durante i lavori di restauro del 1952. La cattedrale misura 84 metri di lunghezza e 24 larghezza, ha una navata centrale, due laterali e un transetto a una navata. Nella zona antistante la facciata romanica, corrispondente all’attuale pronao, furono accolte le tombe dei personaggi più illustri della città.

Concattedrale Gran Madre di Dio

La Concattedrale Gran Madre di Dio si trova nella parte moderna di Taranto, comunemente nota come Città Nuova o Borgo Nuovo. Voluta dall’arcivescovo di Taranto, monsignor Guglielmo Motolese, fu progettata dall’architetto milanese Gio Ponti. Costruita tra il 1967 e il 1970, fu inaugurata il 6 dicembre dello stesso anno. Dedicata alla Gran Madre di Dio, protettrice della città insieme a San Cataldo, rappresenta, in omaggio alla tradizione marinara della città, una vela che si specchia nell’acqua delle tre vasche antistanti l’ingresso, simboleggianti il mare. La facciata è composta da due parti: quella anteriore è lunga 87 e larga 35 metri, quella posteriore, arretrata di 50 metri rispetto alla prima, è costituita da un doppio muro traforato alto 40 metri, che sostituisce la cupola tradizionale.

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ARCHITETTURE CIVILI E MILITARI

Castello Aragonese

Il Castello Aragonese o Castel Sant’Angelo, occupa con la sua pianta quadrangolare e il vasto cortile centrale, l’estremo angolo dell’isola su cui sorge il borgo antico della città. Il primo nucleo del castello risale al 916, quando i Bizantini avviarono la costruzione della Rocca a protezione dagli attacchi dei Saraceni e della Repubblica di Venezia. Questa prima fortificazione era costituita da torri alte e strette, dalle quali si combatteva con lance, frecce, pietre, ed olio bollente. Nel 1481 fu realizzato un primo canale navigabile, più stretto dell’attuale e con sponde irregolari, per consentire il passaggio di piccole imbarcazioni e migliorare la difendibilità del castello. Nel 1486, Ferdinando II d’Aragona incaricò l’architetto Francesco Di Giorgio Martini di ampliare il castello e di conferirgli l’attuale struttura, onde rimpiazzare la tipologia medievale delle torri concepita per la difesa piombante. La nuova fortificazione doveva comprendere sette torri, di cui quattro unite tra loro a formare un quadrilatero, e le rimanenti tre allineate lungo il fossato fino al Mar Piccolo. Le quattro torri furono intitolate rispettivamente a San Cristofalo, a San Lorenzo, alla Bandiera ed alla Vergine Annunziata. Nel 1491 fu aggiunto sul lato rivolto al Mar Grande il rivellino di forma triangolare tra la “Torre della Bandiera” e la “Torre San Cristofalo”. Il castello fu ultimato nel 1492, come risulta dall’incisione di una lapide murata sulla “Porta Paterna”.

Fortezza de Laclos

La Fortezza de Laclos è una fortificazione fatta edificare sull’Isola di San Paolo per volontà di Napoleone Bonaparte alla fine del ‘700. L’Imperatore la volle per la protezione della città di Taranto, quando decise di farne uno dei suoi avamposti nel Mar Mediterraneo. A condurla fu il generale d’artiglieria Pierre Choderlos de Laclos, che restò qui sepolto dal 1803 al 1814, anno in cui si pensa che le sue spoglie siano state gettate in mare per odio nei confronti dei francesi. La fortezza rappresenta ancora oggi un pregevole esempio di architettura militare del passato, molto importante anche dal punto di vista paleontologico per la presenza di resti fossili osservabili nei blocchi di calcare con cui fu rivestita la struttura.

Necropoli greco-romane

Lo studio delle necropoli scoperte nella città ha fornito agli archeologi una grande quantità di informazioni su società, cultura, arte e lavoro degli antichi popoli del periodo greco-romano. I resti ritrovati, testimoniano la presenza di veri e propri rituali funerari: le sepolture avvenivano per inumazione, cioè seppellendo i defunti in posizione fetale, ma anche mediante cremazione, cioè bruciando i corpi dei defunti e conservandone le ceneri in un’urna. All’interno delle tombe veniva deposto il corredo funerario, solitamente legato alla vita quotidiana dell’individuo, pertanto le stesse venivano corredate con utensili, vivande e gioielli, nel tentativo di imitare la casa del defunto. Nelle necropoli di Taranto si possono riscontrare differenti tipi di tombe: le “tombe a camera” e le “tombe a semicamera”, adottate dalle famiglie aristocratiche, e le “tombe a fossa”, adottate dalle famiglie plebee, scavate nella roccia e chiuse da un masso. Le 160 sepolture sono dislocate in sette siti archeologici: la necropoli di via Marche, le tombe a camera di via Umbria, di via Sardegna e di via Pio XII, la tomba a semicamera di via Alto Adige, l’ipogeo Genoviva di via Polibio e la “tomba degli atleti” di via Francesco Crispi.

Ponte Girevole

Il ponte girevole o Ponte di San Francesco di Paola è la struttura che collega l’isola (la Città Vecchia) con la penisola del Borgo Nuovo. Inaugurato il 22 maggio 1887 dall’Ammiraglio Ferdinando Acton, il ponte sovrasta un canale navigabile lungo 400 metri e largo 73 metri che unisce il Mar Grande al Mar Piccolo. Il ponte misura attualmente 89,9 metri di lunghezza e 9,3 metri di larghezza. Il ponte era originariamente costituito da un grande arco a sesto ribassato in legno e metallo, diviso in due braccia che giravano indipendentemente l’una dall’altra attorno ad un perno verticale posto su uno spallone. Il funzionamento avveniva grazie a turbine idrauliche alimentate da un grande serbatoio posto sul Castello Aragonese adiacente, capace di 600 metri cubici di acqua che in caduta azionavano le due braccia del ponte. La struttura venne successivamente rimodernata negli anni 1957-58, introducendo un funzionamento di tipo elettrico, ma mantenendo di fatto inalterati i principi ingegneristici della allora costituenda Direzione del Genio Militare per la Marina. Il nuovo ponte fu inaugurato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 10 marzo 1958, e venne intitolato a San Francesco di Paola, protettore delle genti di mare.

Ponte Punta Penna

Il ponte Punta Penna Pizzone, conosciuto anche come ponte Aldo Moro, è la struttura che congiunge punta Penna con punta Pizzone, nel punto in cui un restringimento naturale crea i due seni del Mar Piccolo. Inaugurato il 30 luglio 1977, è lungo 1.909 metri e raggiunge l’altezza di 45 metri sul livello del mare. La necessità di questa grande opera di ingegneria sorse alla fine degli anni ’70, per sopperire ai problemi derivanti dal crescente traffico veicolare e dall’espansione urbanistica di Taranto. Rappresenta un determinante strumento viario per la città, in quanto permette un rapido collegamento delle periferie più a nord con quelle più a sud, soprattutto durante le procedure di apertura del ponte girevole per consentire il passaggio delle grandi navi militari, periodo in cui Taranto resta letteralmente divisa in due. Il ponte, dedicato nel 2008 allo statista pugliese Aldo Moro, è tra i più lunghi d’Europa.

Ipogeo Bellacicco

L’ipogeo Bellacicco di Palazzo de Beaumont Bonelli, nella Città Vecchia, è una struttura che narra la storia di Taranto sin dall’epoca geologica risalente a circa 65 milioni di anni fa, con successive tracce magno-greche, bizantine, medievali e del XVIII secolo. La peculiarità che rende questa struttura unica in tutto il panorama storico-artistico tarantino è che in essa sono documentate tutte le epoche e i periodi storici a partire dalla fondazione di Taranto ad opera degli spartani fino al XVII secolo, data di costruzione del Palazzo nobiliare de Beaumont Bonelli. L’ipogeo, di gestione e appartenenza privata, è una delle poche architetture storiche interamente restaurate e fruibili del borgo antico. Si sviluppa su tre livelli per complessivi 700 m² e per 14 metri sotto il livello stradale. Al suo interno si trova il banco di roccia calcarea, sulla quale si possono ammirare i resti fossili dei mitili tipici di Taranto. Le mura perimetrali sono di origine bizantina, mentre è molto probabile che il muro che divide la struttura dal mare possa avere origini magno-greche. L’ipogeo presenta uno sbocco esclusivo al livello del mare. Su questa struttura è stato eretto in epoca successiva il Palazzo de Beaumont Bonelli, residenza della Marchesa De Beaumont e del Principe Bonelli, suo marito.
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AREE NATURALI

Giardini Peripato

I Giardini Peripato sono un’area verde di circa 5 ettari considerati il “polmone verde” del centro di Taranto. Si tratta di un’area destinata inizialmente ad agrumeto dalle famiglie nobili tarantine e che nel primi decenni del Novecento è stata resa “Villa comunale” dal Comune di Taranto. Al suo interno sono presenti numerose rilevanze archeologiche e naturalistiche.

Riserva Naturale Regionale Orientata “Palude La Vela”

La Palude La Vela è un’area naturale protetta di proprietà demaniale a valenza naturalistico-ambientale situata sulle sponde del Mar Piccolo. L’ambiente è prevalentemente di tipo palustre, con canneto e macchia mediterranea, ampi acquitrini e zone periodicamente sommerse. L’avifauna è caratterizzata da una colonia stanziale di aironi cinerini, ma durante i mesi invernali la popolazione aumenta sensibilmente per numero e per specie: si segnalano infatti gru, cicogne, fenicotteri, volpoche, falchi pescatore. Altri uccelli sia lacustri quali cigni reali, germani reali, folaghe, gabbiani reali e cormorani sia boschivi quali corvi, gazze, picchi, scriccioli, ghiandaie e i numerosi uccelli rapaci ne fanno un luogo perfetto per il birdwatching. I rettili come la tartaruga palustre, il cervone e la vipera sono comuni così come gli anfibi. I mammiferi sono costituiti da esemplari di roditori quali il topo quercino, l’arvicola, gli scoiattoli e le istrici e da altri animali quali volpi, faine, tassi, ricci e cinghiali. La flora presenta ampi salicornieti, orchidee spontanee e pinete di pino d’Aleppo. L’oasi funge principalmente da centro di irradiamento dell’avifauna che colonizza gradatamente le aree circostanti, ed è gestita dal WWF di Taranto, che svolge attività di divulgazione, monitoraggio e anti-bracconaggio.

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Per gli eventi sul territorio di Taranto e provincia, consulta il sito TARANTO EVENTI [Vai al sito]

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